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Osservatorio Astrofisico di Arcetri

150 anni fa - L'inquietudine del Re

un articolo della serie: 150 anni fa - le tappe della fondazione dell'Osservatorio di Arcetri

Mentre già erano iniziati i lavori al nuovo Osservatorio sulla collina di Arcetri, il 24 febbraio 1871 l'architetto Mariano Falcini scrisse al Direttore Giovanni Battista Donati a proposito delle finestre della vecchia Specola:

Ieri parlai col Sig. Ministro [della Istruzione Pubblica] Correnti e mi diede incarico di manifestare a te e al Sig. Direttore del Museo che S. M.a desidera che siano immediatamente otturati, pure con veli di mattoni per taglio, tutte le luci che domina la Meridiana, lo che io dissi che è possibile perché il Prof. Donati ha differito il suo studio alla nuova sede in Arcetri.

Perché mai S. M.a Vittorio Emanuele II Re d'Italia e Padre della Patria si interessava tanto alle finestre del vecchio Osservatorio?

Quartiere della Meridiana

Il quartiere della Meridiana, visto dal Torrino della Specola

Trasferitosi nel febbraio 1865 a Firenze, nuova capitale del Regno, Vittorio Emanuele II aveva scelto per suo appartamento la Palazzina della Meridiana, l'ala sud della reggia di Palazzo Pitti. La Meridiana si trova a un tiro di schioppo, avrebbe detto il Re Cacciatore (a uno sguardo di telescopio, avrebbe potuto replicare Donati) dal Torrino della Specola. Il Direttore del Museo, Carlo Matteucci, aveva prontamente sfruttato questa occasione: elencando a Donati i potenziali finanziatori per il nuovo osservatorio, aveva incluso "la Casa del Re a cui si può anche cedere l’uso del locale attuale o almeno per toglierli l’inquietudine che uno ha. [...] Togliendo l’Osservatorio di dove è, è rimediato tutto l’incomodo che ha con l’Appartamento del Re (lettera del 14/10/1865)".

L'inquietudine, l'incomodo (altre volte definito servitù gravosa o passiva), risultava dal semplice fatto che dal Torrino si poteva osservare direttamente dentro la camera da letto del Re! Inoltre era successo che tre grossi cani tenuti a Palazzo (forse cani da caccia di Vittorio Emanuele) si erano messi ad abbaiare nel cuore della notte spaventati dai rumori degli strumenti degli astronomi! Il prezzo per la quiete e la privacy reale, ed il possesso del Torrino, fu poi convenuto in 15000 lire, circa 70000 euro attuali, cifra che venne inserita nel progetto di Legge per il Nuovo Osservatorio.

Fu così che la legge 4547 del 26/08/1868 incluse, fra la dotazione immobiliare della Corona, il "Locale dell'osservatorio, allorché questo sarà traslocato". Nel maggio 1871 Donati completò il trasloco e consegnò le chiavi della parte superiore del Torrino, la sala delle (inopportune) osservazioni. La Specola -come del resto Palazzo Pitti ed il Giardino di Boboli- rimase a lungo nella dotazione reale. Tornarono nelle proprietà del Demanio dello stato con Regio Decreto Legge 3 Ottobre 1919, n. 1792.

Le lettere del 24/2/1871 e del 14/10/1865 si trovano nell'Archivio Storico di INAF-Osservatorio Astronomico di Monte Porzio (Fondo Donati, cartelle 243 e 140); la ricevuta della consegna delle chiavi nell'Archivio ARMU del Museo Galileo (Affari 59/37). Per la natura delle "inquietudini" reali, si veda L. Maison, Les Observatoires Italiens en 1875. Un exemple pour le renouveau de l'astronomie Française?, Nuncius, 2003, 18/2, 577-602:584, e documenti ivi citati (Rayet, Carnet de voyage, Archives Observatoire de Bordeaux).

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