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Osservatorio Astrofisico di Arcetri

150 Anni fa - Povera legge per l'Osservatorio!

un articolo della serie: 150 anni - le tappe della fondazione dell'Osservatorio di Arcetri

Il 17 giugno 1869 venne prorogata e chiusa la sessione 1867-68 della X Legislatura del Regno d'Italia. La proroga, voluta dal Governo Menabrea II in difficoltà con la sua maggioranza e le opposizioni parlamentari, comportava la cancellazione di tutti i lavori parlamentari in iter. Anche per la legge per l'Osservatorio,  il cui progetto era stato da poco presentato in Senato, si doveva partire daccapo. 

M. Rizzari. La situazione finanziaria del Regno d'Italia, Firenze (1869)

La nuova sessione parlamentare iniziò il 18 novembre successivo, ma già il 23 settembre il Ministro della Pubblica Istruzione Angelo Bargoni aveva ottenuto garanzie sul finanziamento e la continuazione dei lavori, grazie ad un Regio Decreto. Fra le motivazioni per richiederlo, il ministro indicò lo stato di decadenza del vecchio osservatorio, a cui non erano state fatte migliorie in previsione di quello nuovo, il telescopio già installato in una postazione provvisoria ad Arcetri e i lavori già iniziati per la strada di accesso che, se non terminati, l'incipiente cattiva stagione avrebbe reso inutili (Relazione e decreto furono pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale del Regno del 3/10/1869).

Il Regio decreto doveva però essere convertito in legge passando dal Parlamento. Il 10 marzo 1870 il progetto di legge fu presentato nuovamente alla Camera, da Quintino Sella, Ministro delle finanze del Governo Lanza. Relatore alla Camera fu l'economista Angelo Messedaglia. Nella sua relazione sul progetto di legge relativo alla costruzione di in nuovo osservatorio astronomico a Firenze, presentata il 27 luglio 1870, il deputato evitò di ripetere gli argomenti presentati nei precedenti atti parlamentari. Si cimentò invece in una "generale considerazione sullo stato dei nostri osservatori astronomici, la quale valga a far meglio sentire la convenienza di averne almeno qualcuno in condizioni che possano dirsi normali". Messedaglia, in linea con precedenti discussioni sul riordino degli osservatori del Regno, proponeva di ridurre il numero degli osservatori a carico dello stato: invece dei nove istituti ereditati dagli stati preunitari ne sarebbero bastati quattro "uno nell'Alta Italia, uno a Firenze e gli altri due a Napoli e Palermo". Questi quattro avrebbero dovuto essere meglio finanziati, dotati di strumentazione moderna e con un coordinamento economico e scientifico. Le argomentazioni di Messedaglia riecheggiarono in un riordino successivo, promosso dall'astronomo Pietro Tacchini

Anche questa volta non ci fu esito. La proposta di legge non venne discussa e votata alla Camera e la legislatura terminò. Il Ministero preferì abbandonare il progetto di legge e iscrivere nel bilancio del 1871 la somma promessa per l'Osservatorio, che già si mostrava inadeguata ed aveva bisogno di ulteriori contributi. Alla vigilia del trasferimento del Parlamento nella nuova Capitale, in una lettera a Donati del  22 luglio 1871 il senatore e matematico Giusto Bellavitis commentò: "Povera legge che approverà la costruzione del nuovo osservatorio! A rivederci a Roma e chissà quando, poiche’ intanto si accumuleranno chi sà quante leggi urgentissime."

I link rimandano ai documenti pubblicati dall'Archivio della Camera dei Deputati e al sito Au.G.U.Sto (Automazione Gazzetta Ufficiale Storica). La lettera di Bellavitis è conservata nell'archivio dell'Osservatorio, Fondo Donati. La relazione di Messedaglia è stata analizzata nel contesto dei tentativi di riforma degli osservatori astronomici italiani in Il riordino degli Osservatori astronomici all'indomani dell'unita d'Italia di S. Bianchi e D. Galli (Giornale di Astronomia, Volume 40/4, dicembre 2014).

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