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Osservatorio Astrofisico di Arcetri

Cosa vuol dire per una donna fare ricerca scientifica ai tempi del Covid? 
Le ricercatrici si raccontano

Ogni 11 febbraio si celebra la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, a seguito della campagna di sensibilizzazione promossa dall’ONU per incentivare un accesso paritario delle donne alla scienza e poter raggiungere una piena parità di opportunità nella carriera scientifica.
Se il virus SARS-CoV-2 ha colpito tutta la società, ci sono state categorie più colpite delle altre. Le donne in particolare si sono ritrovate esposte su molteplici fronti, come quello economico, familiare e sanitario.

Le Nazioni Unite hanno pubblicato nel 2020 il rapporto "L'impatto del Covid-19 sulle donne" (The Impact of COVID-19 on Women. Il tema della gender equality occupa il quinto posto tra i diciassette obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals) indicati dalle Nazioni Unite da raggiungere entro il 2030, e l’emergenza Covid-19 ci ha fatto capire che siamo ancora ben lontani dal conseguirlo. La pandemia ha infatti amplificato le disparità esistenti, portando indietro in generale i progressi fatti negli ultimi anni.

La strada per colmare il gender gap nelle carriere scientifiche sembra in generale ancora molto lunga, come dimostra il Global Gender Gap Report, lo studio realizzato dal World Economic ForumIl percorso si configura certamente come un lavoro di squadra all’interno della società e non solo come una partita giocata dalle sole donne nell’ambito delle istituzioni scientifiche.

Da gennaio 2018 l’INAF Osservatorio Astrofisico di Arcetri ha la prima direttrice donna, Sofia Randich. La componente femminile rappresenta poco più del 30 % del personale di ricerca strutturato, mentre tale percentuale sale al 52 % quando si considerano le/i giovani non strutturati con contratti di assegni di ricerca. È però interessante notare che le percentuali di ricercatrici e ricercatori con posizioni apicali rispetto al totale sono molto simili (intorno al 15 %). La pandemia ha avuto un forte impatto sulle abitudini lavorative delle ricercatrici, in particolare quelle più giovani, esasperando la difficoltà di conciliare la cura della famiglia con le attività di ricerca.

"Cosa vuol dire per una donna fare ricerca scientifica ai tempi del Covid?"

Le ricercatrici dell'INAF Osservatorio di Arcetri si raccontano, ecco le loro voci e le loro parole.

A cura di Rossella Spiga

cover podcast donne e scienza

Link: https://www.youtube.com/watch?v=5QEbNmDFGZM&feature=youtu.be

Carolina Belli
Ho sentito molto l’impatto del COVID nella mancanza di contatto con i colleghi, ma soprattutto nella difficoltà a lavorare da casa con due bimbi piccoli sempre intorno, era difficile concentrarsi ma sicuramente le videochiamate sono diventate più movimentate e “divertenti” per la presenza dei piccoli ospiti.

Francesca Bacciotti
La pandemia ci ha obbligato a imparare modi diversi di lavorare, e per molti noi è possibile portare avanti la propria ricerca anche da casa, collaborando a distanza. Come responsabile di un gruppo ho sentito in particolare la difficoltà di mantenere un buon livello di comunicazione tra noi anche online. La qualità delle relazioni interpersonali è un aspetto molto sentito da noi donne.

Anna Marino
Fare ricerca ai tempi del Covid significa rimodulare le interazioni con i colleghi e le colleghe, non tanto in termini di collaborazione scientifica, quanto dal punto di vista sociale. Tuttavia, la forzatura delle interazioni online mi ha permesso di organizzare meglio il tempo dedicato alla ricerca, alla stesura di progetti scientifici, e a tutte quelle attività che richiedono maggiore concentrazione e isolamento, spesso difficile da raggiungere in ufficio.

Linda Podio
I primi mesi di lockdown sono stati particolarmente complicati dal punto di vista organizzativo per chi come me aveva bambini piccoli che sono stati a casa. Ho sentito molto la mancanza degli incontri con i colleghi ma in ogni caso sono riuscita a concentrarmi, pubblicando anche più degli altri anni.

Giulia Macario
Il Covid ha reso meno lineare lo svolgimento della mia attività, troppo spesso ostacolata da imprevedibili impegni familiari. Tuttavia sto acquisendo una flessibilità organizzativa inattesa, motivante ed essenziale per raggiungere gli obiettivi.

Laura Magrini
La ricerca ai tempi del Covid necessita di buon livello di organizzazione, soprattutto quando si lavora per molti giorni le settimana da casa e con una famiglia numerosa (e si è una donna!). Devo dire, che dopo un anno passato così, comincio ad apprezzare questo modo di lavorare, anche se mi mancano molto i viaggi, le conferenza di persona e il rapporto con i colleghi. 

Monica Rainer
La pandemia ha rallentato le nuove osservazioni astronomiche, ma il lavoro di analisi di dati è continuato come prima, forse anche a ritmo maggiore. Collaborazioni e meeting sono stati solo virtuali, comunque produttivi, ma a lungo andare più stancanti.

Anna Gallazzi 
Nuovi orari e flessibilità a contesti diversi, computer come unico strumento di lavoro, definizione chiara degli obiettivi: è stato necessario questo per conciliare lavoro e famiglia e ottenere risultati a volte con più efficienza di prima.

Maria Angela Corazzi
Tutti i ricercatori hanno dovuto rinunciare alle conferenze dal vivo, ma credo che questo aspetto danneggi principalmente noi dottorandi all’inizio della nostra carriera e non ancora conosciuti all’interno della comunità del proprio ambito di ricerca. Sono ovviamente consapevole che questo è un problema che riguarda tutti noi giovani ricercatori a prescindere dal sesso. 

Elena Amato
Il primo lockdown è stato particolarmente difficile: si trattava di ricavarsi spazi e tempi di lavoro all’interno di un appartamento affollato da tre figlie adolescenti confinate in casa. Oggi gli aspetti più critici sono la mancanza dello scambio scientifico in persona, soprattutto con gli studenti, e le difficoltà di disconnessione.

Matilde Signorini
Per me vuol dire soffrire un po’ la solitudine dell’ufficio e allo stesso tempo preferirlo al lavorare da casa, dove è più difficile tracciare una linea tra i tempi di lavoro e i tempi di vita privata e familiare (e dove la connessione internet è molto meno stabile).

Nicoletta Sanna
Ho molte più teleconferenze di prima, tutto è ovviamente online. Da settembre ad ora con le scuole aperte lavoro mentre i bambini non ci sono. Durante il lockdown ho seguito seminari mentre facevo i compiti col figlio più grande e puzzle col più piccolo. Ho diviso con loro la scrivania, lavorando senza orari quando gli impegni familiari me lo permettevano.

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