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Osservatorio Astrofisico di Arcetri

Il 16 dicembre 2020 Valdemaro Biliotti, collega di lunga tradizione ma più ancora amico e compagno di avventure tecnologiche, ci ha lasciati. E ci ha lasciati da par suo, senza interrompere la corsa di quell’ambulanza che guidava spesso, conducendola, a fatica, in quell’ospedale dove è stato soccorso, inutilmente purtroppo, assieme a una delle molte persone a cui ha prestato questo servizio tanto generoso quanto essenziale.

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Cr: C. Baffa

Assieme ai colleghi vogliamo ricordarlo con poche o molte parole, ma tutte commosse.

Il primo collega che incontravo quando arrivavo ad Arcetri era quasi sempre Valdemaro. Erano sempre incontri piacevoli che si parlasse di lavoro o di altro. Lo ricordo intento a mostrami il suo ultimo progetto, descrivendo i particolari mentre mi mostrava il suo funzionamento. Lo ricordo ancora a parlare dei limoni e a darmi consigli su come curarli al meglio. Mi mancherà, era un collega e un amico, una persona sempre pronta a dedicarmi il suo tempo e la sua attenzione. Guido

Valde by JMMi è dispiaciuto moltissimo per Valdemaro. Lo ricordo sempre con affetto, come tutti voi del resto. Vivendo all’estero, la salvia che cresce spontaneamente non si trova spesso e ogni volta che ne ho piantata una ho pensato a quella che cresce accanto all’edificio TIRGO. Era stato Valde a piantarla o mi sbaglio?  Jacopo

Valdemaro per me era una presenza di Arcetri, quasi una parte del paesaggio. Non ci si frequentava, e non posso dire di averlo veramente conosciuto, ma lo incontravo spesso durante le attività per il pubblico, specialmente le serate di osservazione a scopo di beneficenza. L’ultima di queste fu una serata per l’ATT  dello scorso anno, in cui Valdemaro comparve, inaspettato, “per dare una mano”. E questa secondo me era proprio la sua caratteristica: una generosità naturale, che gli veniva spontanea come il parlare o il camminare. Anche sua figlia Agnese è venuta spesso a dare una mano alle attività per il pubblico dell’Osservatorio. Le auguro di continuare a farlo, e con la stessa generosità naturale di suo padre. Daniele

Cr: J.Mochi 

Ti vedo appoggiato al muretto dell'edificio Tirgo con la tua immancabile sigaretta tra le dita e mi saluti sorridendo mentre parcheggio il motorino. Due chiacchiere, qualche battuta e via a lavoro. Come diciamo a Firenze, siamo 'dirimpettai': la porta del mio ufficio è davanti alla tua e quando entro nella mia stanza, sollevi la testa e mi saluti guardando al di sopra dei tuoi occhialetti, legati al collo con un cordoncino e spesso calati sul naso. Ripenso ai tanti giorni trascorsi insieme in laboratorio, quando lavoravi alla messa a punto dell'elettronica di Giano, mentre ripassi le saldature di una scheda, con gli occhiali da elettronico, quelli con le lenti di ingrandimento e fai versi buffi, spalancando e incrociando gli occhi ingigantiti, per farmi ridere. Ti vedo mentre con il dito segui il tracciato delle linee sugli schemi della 'tua' elettronica, chino sulla scheda mentre sposti le sonde sulle varie uscite per analizzare i segnali e mi impartisci gli ordini: "Elisabetta dammi il Go". La classica frase che pronunciavi quando volevi che avviassi l'acquisizione, seguita molto spesso dall'altra: "Elisabetta, ma sei sicura di avermi dato il Go??" e dalla mia risposta: "Sì, Valde". Questa scena si è ripetuta uguale a se stessa per diversi giorni, tanto che per un periodo, quando ci incontravamo, mi salutavi con il motto: "Elisabetta dammi il Go". Sento la tua risata, piena, sonora, contagiosa, quando scherzi nel corridoio con Ciro che ti dichiara il suo amore incondizionato, le vostre battute sulla presunta (per te vera)  superiorità degli elettronici sui meccanici. Ridi, buttando la testa all'indietro, quando ti racconto la follia del mio cane, le mie disavventure alla guida delle due o quattro ruote. Tu, che invece sei un esperto guidatore, che mi mostri filmati di rally e mi inviti ad andare a vederne uno insieme oppure a guidare una Ferrari! Le nostre chiacchiere di politica, le tue lezioni di giardinaggio, le preoccupazioni e i dispiaceri per i nostri genitori che invecchiano e si ammalano, i nostri figli, i nostri cani, le tue esperienze come soccorritore, quel tuo modo unico di gesticolare con le mani mentre sottolinei il tuo pensiero, calcando con la voce e strizzando gli occhi. Tu, che ti affacci sulla porta dell'ufficio di Carlo per salutare, interrompendo una delle tante animate discussioni tra me e lui. Ringrazi e sei felice quando io e Carlo ti portiamo alcune delle vecchie schede che hai progettato e che abbiamo ritrovato durante la recente ristrutturazione dei laboratori. Una scheda di Giano e la SVB, siglata con le iniziali del tuo nome: Sequencer Valdemaro Biliotti. Le conservi nella tua stanza, in attesa di appenderle al muro... forse. Il tuo lavoro, che ami profondamente e di cui sei orgoglioso; la tua vivace intelligenza, la tua curiosità, la tua profonda conoscenza dell'elettronica, doti che fanno di te un ingegnere elettronico, un vero ricercatore anche se le carte ufficiali attestano il contrario. Tanti ricordi, mentre passo davanti a quell'ufficio chiuso e mi dico che hai ragione Valde... questa volta non ti ho dato il Go. Elisabetta

Ciao Valdemaro che tu possa rimanere al fianco dei tuoi cari. Debora

Ho ritrovato le foto degli astronomi in motocicletta negli anni '90, con Valdemaro al centro vicino alla sua mitica Morini. Le foto sono state un'idea di Francesco Palla per rinverdire la tradizione iniziata con la storica foto, appesa nel corridoio dell'amministrazione, con Margerita Hack e colleghi sulle loro lambrette ad Arcetri. Ricordiamoceli tutti cosí: sorridenti e pronti a volar via sulle due ruote. Tino    

Astronomi in motocicletta anni 90

     Cr: T. Oliva

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